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venerdì 3 giugno 2011

PIDGIN WALK. From Piazza Vittorio to the Moon!




Mentre prepariamo la nostra valigia da portare sulla Luna, per non dimenticare da dove siamo partiti - o, volendo, per far conoscere a chiunque incontreremo lassù tutta la strada che abbiamo percorso durante il nostro viaggio, ma anche per realizzare uno strepitoso gioco dell'oca da imbarcare sul razzo - è stato formato un gruppo che realizzerà una mappa di tutte le camminate (pre)lunari...
Innanzitutto per formare un gruppo serve più di una persona, per cui chiunque voglia contribuire alla realizzazione della mappa si può fare avanti! Però sono ben accette anche fotografie o altre immagini che invece possono essere fondamentali per costruire il tabellone del gioco dell'oca!!

domenica 8 maggio 2011

palafitte d'autore

Siamo arrivati sulla luna, con cibo e rifornimenti.ossia, 3 birre calde, 1 kilo di arance 3 banane un po’tumefatte, una confezione di biscotti, un pennello, una bottiglia d’acqua, colla da parati, chiodi, martello, mollette per i panni, forbici. pronti all’esplorazione della crosta lunare da rinominare con vie varie.considerando il primo viaggio ed il secondo, possiamo aspettarci di tutto.meglio partire attrezzati.poi considerando quegli strani esploratori che prima di noi sono arrivati sulla luna e chi dicono di aver trovato, mi domando, noi cosa troveremo?camminare e(e ululare)è l’unico modo per scoprirlo...

Cammino d’asfalto, verdure altezza uomo, grandi spicchi di pietra sospesi, raggi, raggiera? Sole? Centro del sole? Andiamo verso il centro del sole? Cambio direzione NELLE morbide curve....e inciampiamo nell’unico metro di rete messo a chiudere un varco di frasche, tonf!è morbido! il verde ci mette allegria, perchè anche di notte ne cogliamo una sfumatura e il suo beneficio sull’umore.mi accuccio un attimo sotto quest’abete che crea un riparo, confortevole, basso ma confortevole sensazione di protezione, se non avessi dove andare,ci verrei a dormire, ma non posso dormire ora perchè mi perderei gli altri.

Eccoli gli altri a passeggiare e ridere sotto i sogni altrui.... non abbiamo ancora incontrato nessuno.forse perchè dormono...qui si dorme, la notte.

Dormono sopra di noi....quindi dormono e vivono in palafitte? anche loro...anche? perchè chi altro?gli uccelli? dal Neolitico in fondo...anche qui vicino però vivevano in palafitte.... sarà una caratteristica della zona! Vivono in palafitte d’autore.





per curiosare in altre lune

venerdì 6 maggio 2011

La Flanerie

Perdersi nella citta': camminare per camminare





Le metropoli moderne sono delle reti dove perdersi non solo è facile, ma anche affascinante. Dimentichi per un attimo del nostro percorso pedonale quotidiano, immaginiamo una giornata in cui, invece di proseguire verso l'abituale luogo di lavoro, scendiamo ad una fermata a caso, e iniziamo a vagabondare per la città. Iniziamo a perderci. Camminare non per arrivare a destinazione, ma per il gusto di farlo, per il gusto di scoprire angoli mai visti.
La letteratura, di questi "vagabondi urbani", ne ha fatto una figura tipica: il flaneur.

Il flaneur compare per la prima volta a metà del secolo XIX a Parigi. E' il passante, una sorta di incrocio tra il bohème e il vagabondo, che cammina senza meta per le strade della città, fermandosi ogni tanto a guardare. Nel suo ruolo di osservatore il flaneur stabilisce una relazione particolare con la città, abitandola come se fosse la propria casa. Il suo percorso non coincide con il resto della moltitudine; quello che per il passante è un cammino predeterminato - il percorso del mercato, direbbe Walter Benjamin - per lui è un labirinto che cambia forma ad ogni passo: si lascia guidare dal colore di una facciata, l'inquietante uniformità di alcune finestre, lo sguardo di una mulatta. Baudelaire vede nel flaneur l'archetipo dell'artista moderno (che doveva avere "qualcosa del flaneur, qualcosa del dandy e qualcosa del bambino"), l'unico capace di rappresentare la liquidità della vita moderna.

Nel novecento l'arte del passeggio praticata dal flaneur è sostituita dalla pratica surrealista della deambulazione, che consisteva nel passare da un contesto urbano all'altro, vagando per la città in cerca di associazioni mentali stimolate dal montaggio psichico dei frammenti urbani assaggiati. Al Surrealismo fa eco negli anni '50 il Situazionismo, che con Guy Debord riprende la pratica del vagabondaggio urbano chiamandolo deriva psicogeografica. La Psicogeografia è un gioco e allo stesso tempo un metodo efficace per determinare le forme più adatte di decostruzione di una particolare zona metropolitana. Così la definisce Debord: "Per fare una deriva, andate in giro a piedi senza meta od orario. Scegliete man mano il percorso non in base a ciò che SAPETE, ma in base a ciò che VEDETE intorno. Dovete essere STRANIATI e guardare ogni cosa come se fosse la prima volta. Un modo per agevolarlo è camminare con passo cadenzato e sguardo leggermente inclinato verso l'alto, in modo da portare al centro del campo visivo l'ARCHITETTURA e lasciare il piano stradale al margine inferiore della vista. Dovete percepire lo spazio come un insieme unitario e lasciarvi attrarre dai particolari." Se vogliamo continuare a giocare, a rintracciare le varie reincarnazioni moderne del mito del flaneur nella nostra societa', possiamo chiudere il cerchio con i writer metropolitani, quei fantasmi che attraversano di notte le nostre metropoli lasciando una traccia grafica del proprio passaggio. Il senso ultimo di tutte queste forme di nomadismo urbano in fondo è quello di attribuire a luoghi asettici della metropoli altri significati, cercare di collegare gli spazi della geografia urbana a qualche significato che non sia soltanto funzionale, ma anche sociale.
La metropoli perde così il suo carattere statico: diviene un fluido reticolo di traiettorie che legano tra loro non solo i luoghi, ma anche i significati privati, sentimentali, culturali, di cui questi luoghi sono investiti.

fonte Cittadini- rai.it