venerdì 29 aprile 2011

Elogio della Notte.

È forse un eccesso affermare che i principali fatti storici dell’Umanità hanno trovato le loro ragioni essenziali e determinanti nel fascino cieco e solenne della notte?—è forse iperbolico sostenere che i fati della Civiltà e del Progresso si sono maturati nell’ombra e hanno covato i loro trionfi gloriosi nel molle palpito delle tenebre?

--“ Il buio può celare l’inaspettato”—dice in un altissimo canto garibaldino il massimo poeta romantico della Francia—e l’inaspettato nasconde, invero, il segreto mistico e potenziale della bellezza e la vera forza e la ragione stessa di vita.

È precisamente l’inaspettato e l’ignoto che noi ansiosamente perseguiamo, che vogliamo raggiungere, a costo di calpestare le cose note, che sono la sintesi del passato da superare, oltre cui ogni aspirazione acquista quel valore etico e morale che rispecchia il piu nobile fenomeno di elevazione della coscienza umana...

Il filosofo, il condottiero e lo studioso non possono tollerare la luce ed il frastuono del giorno che nulla nasconde per affinare il loro ardente desiderio di conoscere di sapere, e che turba con le sue rivelazione sfacciate la possibilità delle loro meditazioni, dei loro piani, delle loro formule rese ponderose dal fascino denso dell’incomprensibile. (...)

Il mondo ebbe certamente inizio lungi, assai lungi dal bacio vivificatore del sole; si plasmò e si concretò nelle tenebre della più affascinante notte preistorica e... se la vita attiva, che è, in fondo, una funzione dinamica dell’inerzia eterna e della insensibilità apparente della materia, dovette attendere la luce prima di gravitare e muoversi sulla terra..., ciò spiega perfettamente certi ritorni atavici del nostro spirito che tende all’adorazione di quel silenzio primordiale e di quel divino tenebrore, da cui scaturi quella formula assiomatica della materia ed il corollario roseo della vita...

Il giorno è un eviratore prosaico dell’assoluto estetico, è solo un fucinatore di tritumi modesti di bellezza e di particolari umili compressi e violentati da freddi rigorismi lineari e coloristici o da volgari e grossolane simmetrie delimitatrici. È adatto per le anime mediocri, le quali hanno assoluto bisogno di vedere ed analizzare per comprendere, prive , come sono, di quella sublime virtù dell’intuizione e del divinismo; adatto per gli esseri faccendieri e per le coscienze esteticamente torbide che ignorano il senso intensivo del sintetismo e l’immediatezza della comprensione meravigliosa.

Le antiche religioni orientali (...) scelsero sempre la notte per compiere i loro riti, perchè la notte è la sola adatta per ottenere la comunicazione spirituale con la Divinità.

(...)

Troia fu presa di notte. Di notte il Dio Marte si presentò alla Vestale benemerita per proporle la fabbricazione di quei due gemelli che dovevano poi essere i fondatori materiali della Città Eterna (...)

Di notte Mosè venne abbandonato sulle acque del Nilo e di notte Romolo e Remo furono fatti galleggiare nel famoso cesto di vimini sul Tevere sacerdotale e biondo...

La lupa – inutile dirlo – è animale eminentemente notturno e non poteva certo allattare di giorno, quando doveva pensare a dormire, forse in qualche caverna di Villa Glori.

Numa Pompilio, di notte, si recava fuori Porta Maggiore, nella grotta famosa, per chiedere consiglio alla Ninfa Egeria e d’accordo gettare le basi di quella legislazione agraria e religiosa, che rappresenta ancora uno dei documenti migliori del diritto e dell’etica antica di Roma.


Le Baccanti celebravano sempre di notte le loro feste scapigliate e rumorose: “ In girum imus nocte et consumimur igni” .—e perfino questo palindromo bellissimo venne indubbiamente ideato e scritto di notte da qualche insonne e studioso monaco certosino del medioevo.

(...)

Nessun uomo di genio è stato concepito di giorno... Se la vita umana dovesse sperare la propria ragione di essere e di moltiplicarsi nell’illogico amplesso diurno... ben misera cosa sarebbe!

È la notte, la dolcissima notte, che coi suoi misteri fantomatici e coi suoi fascini divini agita e disciplina i sensi umani , imprimendo una tendenza sublime e quasi razionale e una potenzialità intelligente di fecondazione e di creazione.



Giuseppe Sciuto

Roma di Notte. Guida illustrata per i visitatori senza alloggio.1921

domenica 24 aprile 2011

Ideepertornareallaluna

Come costruire un razzo?

c'è chi ha costruito delle zattere...


valem

......c'è anche chi ha costruito razzi ad acqua...






...e loro????



b.


Ci avevano detto che nella zona non è possibile tornare indietro, perchè significa non tornare nel luogo in cui si era prima. L'abbiamo provato sulla nostra pelle: la piazza che due settimane fa era solo uno slargo con qualche panchina e una fontana spenta, si è trasformata in una dancehall sotto le stelle...la zona ci ha graziato!

sabato 23 aprile 2011

AM ore: le nostre
Benzinaio. Luogo frenetico, della quotidianità, un non-posto, dove tutti passano, ma nessuno si ferma. L'appropriazione di quello spazio, il fermarsi proprio lì, ha trasformato quel luogo da dispensatore diurno di benzina a dispensatore notturno di linfa, per le nostre teste. Straniante.

GUY DEBORD
Introduzione a una critica della geografia urbana (1955)
Di tante storie a cui partecipiamo, con più o meno interesse, la ricerca frammentaria di un nuovo stile di vita resta il solo aspetto interessante. Va da sè il più grande distacco nei confronti di alcune discipline, estetiche o altre, la cui insufficienza a questo riguardo è prontamente verificabile. Occorrerebbe dunque definire alcuni terreni d'osservazione di certi processi del casuale e del prevedibile nelle strade.
Il termine psicogeografia, proposto da un calibro illetterato per indicare l'insieme dei fenomeni che preoccupavano alcuni di noi verso l'estate del 1953, non è ingiustificato. Non esce dalla prospettiva materialista del condizionamento della vita e del pensiero da parte della natura oggettiva. La geografia, per esempio, rende conto dell'azione determinante di forze naturali generali, come la composizione dei suoli o regimi climatici, sulle formazioni economiche di una società e, per questa via, sulla concezione che essa può farsi del mondo. La psicogeografia si proporrebbe lo studio delle leggi esatte e degli effetti precisi dell'ambiente geografico, coscientemente organizzato o meno, in quanto agisce direttamente sul comportamento affettivo degli individui. L'aggettivo psicogeografico, conservando una vaghezza assai simpatica, può dunque applicarsi ai dati accertati da questo genere di investigazioni, ai risultati del loro influsso sui sentimenti umani, e anche più in generale a ogni situazione od ogni comportamento che sembrano partecipare allo stesso spirito di scoperta. Il deserto è monoteista, si è detto ormai da tempo. Si troverà allora illogica e priva di interesse la costatazione che il quartiere che a Parigi si estende fra la Place de la Contrescarpe e la rue de l'Arbalete inclini piuttosto all'ateismo, all'oblio, al disorientamento degli abituali riflessi?
E' bene avere dell'utilitario una nozione storicamente relativa. La preoccupazione di disporre di spazi liberi che permettessero la circolazione rapida di truppe e l'impiego dell'artiglieria contro le insurrezioni era all'origine del piano di abbellimento urbano adottato dal secondo impero. Ma, da ogni altro punto di vista, la Parigi di Haussmann è una città costruita da un idiota, piena di rumore e di furore, che non significa nulla. Oggi il principale problema che l'urbanistica deve risolvere è quello della buona circolazione di una quantità rapidamente crescente di automobili. Non è proibito pensare che un urbanismo futuro si applicherà a costruzioni, del pari utilitarie, che terranno ill più largo conto delle possibilià psicogeografiche.
Così pure l'abituale abbondanza di vetture private è solo il risultato della propaganda permanente con cui la produzione capitalista persuade la folla - e questo caso è uno dei suoi successi più sconcertanti - che il possesso di un automobile è proprio uno dei privilegi che la nostra società riserva ai suoi privilegiati.[...] Dato che anche a proposito di simili piccolezze, si incontra l'idea di privilegio, e che sappiamo con quale cieco furore tante persone - pur così poco privilegiate - sono disposte a difendere i loro mediocri vantaggi, è giocoforza costatare che tutti questi dettagli fanno parte di un'idea di felicità, idea consacrata nella borghesia, mantenuta da un insieme pubblicitario che ingloba tanto l'estetica di Marlaux che gli imperativi della Coca-cola, e della quale si tratta di provocare la crisi in ogni occasione, con ogni mezzo.[...]

Il brusco cambiamento d'atmosfera di una via, in solo pochi metri; la patente divisione di una città in zone del clima psichico nettamente delimitato; la linea di più forte inclinazione - senza rapporto con cambiamenti di livello - che devono seguire le passeggiate prive di scopo; il carattere catturante o respingente di certi luoghi: tutto ciò sembra essere trascurato. In ogni caso non lo si considera mai come qualcosa che dipende da cause che si possono evidenziare con un'analisi approfondita, e da cui si può trarre partito. Le persone sanno bene che vi sono quartieri tristi e altri piacevoli. Ma si persuadono generalmente che le strade eleganti causino un senso di soddisfazione e che le strade povere siano deprimenti, quasi senza altre sfumature. Di fatto, la varietà delle possibili combinazioni di atmosfere, analoga alla dissoluzione dei corpi chimici puri nel numero infinito delle mescolanze, porta con sè sentimenti così differenziati e così complessi come quelli che può suscitare qualsiasi altra forma di spettacolo. E la minima prospezione demistificata fa apparire che nessuna distinzione, qualitativa o quantitativa, degli influssi esercitati dai diversi scenari edificati in una città può venire formulata in base a un'epoca o a uno stile architettonico, ancor meno a partire dalle condizioni di habitat. Le ricerche che si è così chiamati a compiere sulla disposizione degli elementi del quadro urbanistico, in stretto legame con le sensazioni che provocano, non possono non passare attraverso ardite ipotesi che è opportuno correggere costantemente alla luce dell'esperienza, con la critica e l'autocritica.

Certi quadri di De Chirico, che sono evidentemente provocati da sensazioni di origine architettonica, possono esercitare un'azione di ritorno sulla loro base oggettiva, fino a trasformarla: tendono a diventare essi stessi delle maquette. Inquietanti quartieri di arcate potrebbero continuare, un giorno, e completare l'attrazione di quest'opera. Non ci sono, ai miei occhi, che quei due porti al calar del sole dipinti da Claude Lorrain che si trovano al Louvre, che presentano la frontiera stessa fra due ambienti urbani i più diversi possibile, che possono rivaleggiare con la bellezza delle carte del metrò affisse a Parigi. Si comprenderà facilmente che, parlando qui di bellezza, non considero la bellezza plastica - la nuova bellezza può essere soltanto una bellezza di situazione - ma solo la presentazione particolarmente emozionante, in entrambi i casi, di una somma di possibilità.

Fra vari mezzi d'intervento più difficili, una cartografia rinnovata sembra prestarsi all'utilizzo immediato. La fabbricazione di carte psicogeografiche, oppure anche vari trucchi come l'equazione, con qualche sia pur minimo fondamento o completamente arbitraria, posta fra due rappresentazioni topografiche, possono contribuire a gettare su certi spostamenti una luce, non certo di gratuità, ma di perfetta isubordinazione alle sollecitazioni abituali. Le sollecitazioni di questa serie sono catalogate sotto il termine di turismo, droga popolare altrettanto ripugnante dello sport o dell'acquisto a credito.
Un amico, recentemente, mi diceva di aver da poco percorso la regione dello Hartz, in Germania, con l'aiuto di una mappa della città di Londra, di cui aveva seguito ciecamente le indicazioni. Questa specie di gioco è evidentemente solo un mediocre inizio rispetto a una costruzione completa dell'architettura e dell'urbanismo, costruzione il cui potere sarà un giorno dato a tutti. Nell'attesa, si possono distinguere vari stadi di realizzazioni parziali, meno malagevoli, a cominciare dal semplice spostamento degli elementi decorativi che siamo assuefatti a a trovare in posizioni previamente predisposte.
Così Marien, nel numero precedente di questa rivista, proponeva di ammucchiare alla rinfusa, quando le risorse mondiali avranno cessato di essere sprecate nelle irrazionali imprese che ci vengono imposte oggi, tutte le statue equestri di tutte le città di in una sola pianura desertica. Il che offrirebbe ai passanti - l'avvenire appartiene a loro - lo spettacolo di una carica sintetica di cavalleria, che potrebbe finanche venir dedicato a ricordare i più grandi massacratori della storia, da Tamerlano a Ridgway. Vediamo qui riemergere una delle principali esigenze di questa generazione: il valore educativo.
Di fatto, ci si può aspettare qualcosa solo dalla presa di coscienza - da parte di masse che agiscano - delle condizioni di vita che in ogni campo vengono loro imposte, e dei mezzi pratici di cambiarle.[...]


cicliche riflessioni

una notte un monociclo...metafora della vita


Mono - Ciclo = unico – giro

Lui questa notte ha voluto dirci qualcosa, ha provato a insegnarci qualcosa. Col suo nome ci dice che la vita è un unico giro, un giro ampio s’intende, non proprio una pedalata, al cui interno come noto ci sono 360 gradi, a indicare la moltitudine dei punti di vista,­­­­ delle strade da poter intraprendere e degli orizzonti da poter osservare. Ed essendo unico, bè si, dobbiamo provarlo!

Se lo guardi ti incuriosisce, è divertente un pò strano e sembra anche facile. Viene voglia di provarlo, ma non sai… qualcuno ha qualche resistenza all’inizio. pensandoci però lui è qui ora, e non sai quando potrà ricapitarti e alla fine, provi! Sali ed è un casino! difficile, scomodo, innaturale, ti da la sensazione che il tuo corpo non sia più uno! Ma viene diviso in parti, da questo oggetto che in un certo senso, ti smonta. Le gambe vanno avanti e il corpo resta indietro, intanto la testa fa altri giri ancora e ti rendi conto che coordinare i vari pezzi di te richiede un controllo che credevi di avere, ma che ora hai perso… Aggrappato con tutto il peso e le forze a qualcuno, cerchi di restare su, sfidi la difficoltà, insieme a qualche legge fisica e cerchi di ricomporti su questo strano oggetto… Come a dire che da quando vieni al mondo e inizi a partecipare al giro della vita, sei nulla, ti azzeri, o comunque è dallo zero che inizi, e devi cercare di comporti, di conoscerti, di ascoltarti, nel corpo e nella mente, con l’aiuto delle persone, costruendo il tuo equilibrio.

L’Equilibrio…

Appena Sali su, non ce l’hai, per quanto ti è distante ed estraneo in quel momento potresti quasi dire che non sai cos’è, l’equilibrio. Una cosa che cerchi, ma non sai bene come raggiungere… che anche con qualche dritta tecnica resta complessa, eppure cosi semplice nel suo essere. E dunque la soluzione, il modo per raggiungere tale obbiettivo, pare essere la pratica, semplicemente, nient’altro che la pratica, e il tuo corpo s’adatterà col tempo e spontaneamente a quell’aggeggio... Avrai piccoli momenti d’equilibrio, poi cadrai e dovrai ripartire, semplicemente ripartire, sempre con lo stesso scopo, l’equilibrio…

Ma l’equilibrio quando lo trovi, quando ce l’hai, cos’è? Come lo definisci? Punto d’arrivo? Ossia stasi? Non può essere… Se provi a stare fermo, cadi, ti sbilanci e cadi e l’equilibrio che avevi appena trovato, lo perdi, così! Allora stasi ed equilibrio non sono la stessa cosa, non qui, non in questa sede…forse in ambito scientifico…ma non qui, ricordiamoci che siamo sulla luna… e forse quello che cerchiamo noi è l’equilibrio in movimento, qualcosa che ci dia stabilità ma che ci permetta di procedere in avanti, senza fermarci… e per arrivare a questo abbiamo bisogno di sbandamenti, di deviazioni continue a cavallo di un punto fisso, del punto fermo, della stasi.

Dobbiamo muoverci intorno al centro, come la ruota e il suo asse, o la terra e il suo sole…

In questo senso il monociclo o la vita, che abbiamo stabilito essere la stessa cosa, ci invita ad accettare gli sbandamenti, le deviazioni, gli squilibri e i cambi di direzione che di tanto in tanto tutti noi sperimentiamo e riconoscere che sono necessari, per poter andare avanti, per trovare l’equilibrio in movimento e continuare a girare.

Il testo a me piace... certo, l'urlo iniziale era omettibile però!! ;-)

venerdì 22 aprile 2011

Orchestra di Piazza Vittorio

Orchestra di Piazza Vittorio in concerto il 23 Giugno 2011 all'Audotorium Parco della Musica! Tutte le informazioni sono sul sito dell'Auditorium.

giovedì 21 aprile 2011

Cambio di programma: l'inizio del capodanno bengalese è stato rimandato a domani.. quindi si parte direttamente dall'ex-snia alle 00.00!
A più tardi

martedì 19 aprile 2011

Spunti e idee per interviste e ricerche

Primi spunti di domande da porre come intervistatrice:

STATICO

Come si chiama questa strada/piazza?

Come la descriveresti con tre aggettivi?

Anche di giorno sarebbero gli stessi? Se no, quali sarebbero?

Dove e come ti metteresti se dovessi aspettare qualcuno per mezz'ora?

E se dovessi addormentarti?

Chi frequenta questo luogo?

Tu perchè lo frequenti?

Perchè sei quì adesso?

Conosci qualcuno che vive/lavora/altro qui?


DINAMICO

Da qui come si fa ad arrivare a......?

Lungo la strada che fai per arrivare qui cos'è che ti colpisce di più?

Cosa hai fatto prima di arrivare qui?

Cosa farai quando te ne andrai?


ALTRE IDEE DA SVILUPPARE..tratte dai "pensieri non funzionali"

Annotare e classificare tutto ciò che non c'entra in un luogo o in un oggetto. Notare i luoghi e gli oggetti dove non c'è niente che non c'entra

Sostituire i cartellini dei citofoni con parole che formino una frase molto significativa politicamente

Osservare e catalogare quello che le persone tengono in mano

Invitare le persone a raccontare una storia sulla loro vita, una loro convinzione, un loro progetto

Chiedere alle persone cosa sanno fare con le mani e farsi insegnare


Spero in apporti e consigli

La voce della Luna è un film del 1990, l'ultimo diretto da Federico Fellini. È ispirato al romanzo Il poema dei lunatici di Ermanno Cavazzoni.
http://www.youtube.com/watch?v=ab3kAa3MnfY

"Se tutti facessimo un po' di silenzio, forse potremmo capire"
http://www.youtube.com/watch?v=mo9yCU1LhWA&feature=related

lunedì 18 aprile 2011

PigginNait

Cari tutti,
copiando e incollando sulla prima pagina del PigginNait gli annunci pubblicati
aimè
ci si riempie a mala pena una colonnina di cinque...

Questo significa che ne sono stati prodotti troppo pochi e da troppe poche persone.
Ci rendiamo conto che durante la prima camminata non è forse arrivata a tutti, per nostra poca chiarezza, la questione della redazione del giornale.

Si richiede però adesso un piccolo esercizio di ricerca nella memoria.
A chiunque sarà capitato un incontro
Chiunque avrà visto un'insegna che lo ha colpito
Chiunque avrà avuto una conversazione anche ordinaria con un passante
Chiunque avrà notato un luogo strano
Chiunque avrà mangiato o bevuto qualcosa che ha voglia di segnalare al prossimo passante...

Ecco a proposito di questo.
E' importante che i nostri annunci perdano l'autoreferenzialità.
Non a caso il PigginNait è configuarto come un giornale di annunci.
Un PortaPortese pidgin.
Qualcosa da lasciare ai passanti che incontreremo, un pubblico di passanti occasionali, un pubblico pidgin.
Ricordiamolo, è importante.
Cerchiamo di riportare negli annunci le situazioni che si sono create, però tramite elementi riconoscibili, ritrovabili
sono indizi sul territorio
sono una mappa da poter ripercorrere.
E' una pagina di link, di contatti, di segnalazioni.

Il PigginNait dovrebbe essere chiuso e stampato domani.
Ci aspettiamo da TUTTI, anche, se avete ancora fantasia, da coloro che hanno già pubblicato annunci, uno sforzo per poter concludere le cinque colonne.
Il giornale è un espediente importante, ci aiuterà.

Credeteci, Pubblicate, Condividete, Partecipate, Create
E' un'esperienza che ha senso vivere solo in questo modo
La passività avrà ricadute sul singolo, ma soprattutto purtroppo, sull'intero gruppo.

Attendiamo il vostro entusiasmo
un saluto

ps. per chi non riesce a postare sul blog, può intanto mandare alla mia mail i suoi annunci, poi risolveremo i problemi...

“Non ha idea del perché senta il dovere di scattare queste foto. Comprende che è un’impresa senza scopo, senza possibile utilità per nessuno, e tuttavia ogni volta che mette piede in una casa ha l’impressione che le cose lo stiano chiamando, che gli parlino con le voci delle persone che non sono piú lí, gli chiedano di essere guardate un’ultima volta prima che le portino via”

Paul Auster; Sunset Park



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El tema de Juan

video



"Prima di trasferirmi in Svizzera, ho vissuto un pò a Barcellona." dice Juan, "A Barcellona non puoi suonare così per strada, come sto facendo io... se ci provi, dopo poco arriva la polizia. E' difficile spiegargli che non suoni per soldi. Ti cacciano via senza ascoltarti, se ti va bene. Ma se ti va male...." Juan ci lascia intendere la fine della frase, ci sorride e riprende a suonare.


domenica 17 aprile 2011

Cronache di una muta (parte 2_le altre due mani)

amOre 16:26
Er Bingo de D'Alema, anche detto ex pastificio Pantanella

Qui se sò sfidati
La battaglia era tra interni, hanno sgomberato solo i marocchini
E' na chiara guerra de spaccio
Ancora vive
Qui pare che so esperti

Semo di fronte a 'n ex pastificio, addirittura 'n ex mulino
Al signor Pantanella gli hanno fatto 'no scherzo, da via de' Cerchi è passato alla Casilina.
Pare che fosse 'n silos, 'n mulno e 'n pastificio.
Insomma qui dentro ce se produceva la pasta e la struttura pare se la fosse pensata l'Aschieri, uno che a Roma s'è fatto sentì in quegli anni.
Biscottificio
Residenze
Edifici de curtura
Ce stava un po' de tutto qua dentro.

25 76 43 69 80...
Numeri numeri numeri
Lì dentro er rumore de la gente che dava numeri, soffi de sigarette, sorsi de whisky, sbuffi de perdita, gridi de vittoria.

Qui fuori polvere de stelle s ste pareti e na luna 'n cima
Qualcuno c'è arivato sur soffitto de sto posto strano

Chissà Aschieri che penserebbe
Chissà Panzanella che penserebbe

Ah poi aspetta che qui se tirano fuori nomi de un certo spessore
Ce stanno Preti, Caltagironi, giunta Rutelli
NOMI GROSSI
Da panificio a Bingo ce sta un sarto incredibile
Poi ce sta pure D'Alema che ha fatto bingo ed è passato a bombardare er Kosovo

Chissà la Luna che ne pensa

La Luna parla alla muta, anzi la muta parla alla muta...no alla Luna.
Dall'alto lì su si discute della Luna
Piano piano
Lanciala!
Uno due tre
Attenti alla Luna UAAAA
Mortacci che dolore!
Ao fa male sta Luna

Tante ombre nel cortile de 'n ex mulino
Dentro se danno i numeri


amORE 16:45
epica
Ofelia_affacciati alla finestra Omero

Al profondo ciel un messaggio Omero orecchio di lince lancia
Silicone, fosforo, pennello
Sulla schiena della giuovin fanciulla tatuar vorrebbe la Luna dalla bianca criniera

Ma dall'alto, come implorante attenzione e bisogno, una finestra illuminata si porge
Al passante fugace ma di virtù giocondo
Un suon tentatore di giovani istinti risuona di lì su.
Musica allegra dal suon a tratti pedante muove i corpi dal tono altisonante
Invoco la Luna!
Danziamo con la Luna!

...Around the world Around the world...

Come ti chiami di lì su?
Ofelia!
Lanciano un'ode ad Omero orecchio di lince
Omero intona un ballo cieco

Omero c'è Jesus!
Jesus save me!
Di luce porgimi il tuo dono!

Scalpitante, irrequieto, trascinato dagli eventi si ritrova Omero orecchio di lince
Di sirene vorrebbe il suo corpo inondare
Attento Omero orecchio di lince, attento Omero alle sirene
Ed ecco che una sirena di lì sotto si avvicina
Ed Omero danza con una figura bionda
non sa se di sembianze sia bionda, mora o vermiglia.
Omero però la avvinghia stretta.

Omero, Ofelia, Jesus.
E' un'epica un po' strana.
E' un'epica Pidgin.

Omero vuole salire, Omero vuole ancora danzare.
La voce ammaliante delle sirene Omero pensa di poter udire
Senza in tentazioni precipitare
Ma Omero orecchio di lince è spaesato
Ed ecco però che ad un tratto a lui pensan i compagni sordi
Della cera pieni i loro orecchi
Dal suon ammaliatore non si lascian trascinare
La Luna dalla bianca criniera la loro musa rimane
E sul suolo aspro un cratere disegnano.
Tratti lunari, graffi luminosi
Omero fantastica su legami, ganci, ragnatele
Intesser reti arde con il mondo lì su
Chissà cosa vede, Omero orecchio di lince
Forse Giulietta è lì ad attenderlo, di sospiri colma in petto

...Around the world Around the world...

La balia, qualche luce più in là, urla.
Credo abbia voglia di esser ascoltata
Delle tentazioni l'epoca è finita
Ad incidere crateri i compagni valorosi seguitano
La luna li guida
Della maga Circe i consigli son serviti
Forse di Capuleti e di Montecchi il sangue non verrà sparso per le strade di Verona.
Sarebbe stato vero amore?
Ai posteri l'ardua sentenza

Omero orecchio di lince si allontana
Un saluto porgendo ad Ofelia: "CIAO!"
Ofelia saluta il suo Amleto: "CIAO JESUS!"


amORE 17:10
via Casilina
Casilino, casino, carino

Silenzio
Ci siamo tutti un po' dispersi
E' che il cieco. beato lui, è lento, ancora non è che si fidi poi molto.
Rrrrrrarrrrrrrrrr
Drin drin drin drin drin drin drinnnnnnnnnn
Tric tric tric tric tric tric tric tric tric tric tric tric tric tric tric

Incontro con alcune rose ed un volto che le donava
La Luna vorrebbe una rosa
"Come si dice rosa nella tua lingua?", domanda la Luna
"Yuri Yuri"

Silenzio di nuovo

Ed ora sì che siamo ner casino
Ci siavvicina alla folla ce sta 'n tipo buffo che pare che se parli de server, de studenti titolari.
Ma 'na voce tra i noro dice: "Volete venì con noi?"
Risatina distaccata ed indifferente ma anche irriverente
Giustamente, chi cazz'siete?

Poi ce sta chi ce prova co' donnine coi tacchi.
Certo che c'hanno un modo tutto loro, Je stanno a mette in mezzo la Luna.
"Volete lasciare il vostro segno sulla luna?"
No, grazie però...
A buon intenditor poche parole!

Ma che fate?
Camminiamo
Camminiamo, andiamo nelmondo etero
Etero? Noi che siamo?

Ooo occhio che arriva 'na macchina
Ao che ce dai un po' de fari? Ce manni un po' de luce?
Luce?
Sì, dobbiamo illuminare la Luna.

Ao zitti che ce riprendono
Ce riprendono?
Ciamo mamma guarda come sto studiando!
Eh cosa stai a dì?
C'è Raul Bova?
Io sto per Barbara D'urso
Va bè sorvoliamo proprio
Ao scusa me sembra che c'hai 'na faccia vagamente credibile, ma veramente sta a arivè Raul?
Cosa? Non parli?
SONO MUTA
sei muta?
Ammazza o meno male che t'avevo dato della credibile, questi so' tutti matti!

sabato 16 aprile 2011

PROSSIMA CAMMINATA NOTTURNA

ATTENZIONE SI CAMMINA GIOVEDI NOTTE E NON VENERDI NOTTE perchè sarebbe venerdi santo e molto non possono la partenza è dalla EX-Snia viscosa (via prenestina 173) a mezzanotte ma prima quasi tutti andiamo alle 20.00 a mangiare al parco di centocelle dove c'è la festa del capodanno bengalese (comincia alle 16.00 fino alle 24.00)http://frontierenews.it/2011/04/roma-ospita-il-capodanno-bengalese-19-giorni-di-feste-ed-eventi-vari/

venerdì 15 aprile 2011

La città di notte è gialla?



C'è sempre qualcuno che non dorme



forse qualcuno ha solo dimenticato la luce accesa..



Pothole Gardens


'If we planted one of those in every hole, it would be like a forest in the road'

http://www.petedungey.com/projects/pothole_gardens.php

inciampare in parole

sasana-> buongiono (cinese)
chiamuna cho-> come stai?(bengalese)
baloci-> bene
balona-> male
balo-> così, così
i gun nash-> buongiorno (turco)
nas asen-> come stai?
im-> bene

vocabolario delle parole incomprese, mal pronunciate, in cui si è inciampati..

Cronache di una muta

Bingo, er bingo de D'Alema, l'ex pastificio Pantanella ribattezzato dai suoi vecchi ospiti il palazzo di cristallo o Shish Mahal(in lingua hindi-urdu luogo di confluenza, zona d'incontro).
Bingo. Ricordati che la fortuna è cieca, ma non muta, come me.
La luna non riesce ad entrare.
Oblò. Sembra un ospedale di lusso.

77, 15, 5, 44..
Numeri, numeri, numeri.
Persone che ascoltano numeri.
Persone che bramano numeri.
Persone stordite da numeri.
25, 76, 43, 69..

Via dei Savornian, 69
"69? sai il 69 messo in orizzontale è i segno del cancro e il cancro è il segno della luna"



"Camminavamo nel crepuscolo fangoso[...]"
Una strada blu d'asfalto, il poeta raccontava di una camminata dopo la pioggia, la strada rifletteva, il cielo sull'asfalto, il cielo nell'asfalto, il cielo...
E con una scopa l'abbiamo dipinta completamente di blu.
B.L.U.
B L U
B
L
U


giovedì 14 aprile 2011

Incontro prima di mezzanotte

Tornando a casa a preparare il pidgin-bagaglio per la notte, parcheggio in Piazzale Tiburtino e intravedo Amedeo che, dall’altro lato della strada, fa capolino dalla sua tenda e si guarda intorno. Mi sporgo dallo sportello e mi sbraccio per salutarlo

“Ciao bella!” risponde lui

Attraverso la strada, gli chiedo come sta con un gran sorriso e lui si fa circospetto

“C’è uno lì, vedi? Lì sotto gli alberi, un zingaro credo, un zingaro che si è messo a dormire lì. Quello è pericoloso: me ne sto qui perché mi vuole fare male, qui non ci si può fidare di nessuno!”

Lo guardo preoccupata e incredula

“Bella mi devi fare un favore: chiama la polizia e dì che c’è un zingaro pericoloso, che se lo devono portare via, perché qui non può stare!”

Cerco di spiegargli che non voglio chiamare la polizia

“Ti do il mio telefono tieni, tieni, chiama dal mio!”

Tira fuori un vecchio Nokia dalla tenda.

Gli spiego che non è un problema di telefono e gli propongo chiamare lui, se è spaventato


“Io ho già chiamato polizia un'altra volta, loro venuti e SDRAM! mi hanno dato un colpo qui e uno qui: io non chiamo più.”

Rifiuto ancora spiegando che proprio non mi piace la polizia

“Quello mi ha minacciato! Ha detto che stanotte viene e mi brucia la tenda! Io mi so difendere sai! Ho preso questo e se voglio gli spacco la testa! Ma io quello così lo ammazzo, per proteggermi va a finire che lo ammazzo prima io! Non voglio farlo però, non voglio andare in galera!”


Arrivati a questo punto, preoccupata per lui e anche per “il zingaro", dato che quello che Amedeo ha preso per difendersi è un enorme palo di ferro arrugginito, prendo il telefono con mano tremante e digito

“Chiama! UNO-UNO-TRE!”

Racconto che c è un uomo che mi ha minacciata, che sembra pericoloso e che forse va allontanato

“Grazie bella, grazie! Se lo devono portare via questo! Le persone cattive in galera devono stare!”

Provo a buttare lì qualche obiezione sui cattivi e la galera ma non è il momento giusto.

“Ci sono più cattivi che buoni a questo mondo”

Amedeo dice di non essere amico di nessuno

“Perché se stai da solo stai tranquillo, ma appena hai un amico…cominciano i problemi! Io, amico, solo di lui!”

Mi ha detto qualche giorno fa indicando il cielo.


Lo saluto e con le viscere contorte per i sensi di colpa mi avvio verso casa.


Ripassando più tardi gli chiedo come è andata a finire


“E’ venuta la polizia! Hanno detto che lo conoscono: è un delinquente, un zingaro che sta sempre qui a Piazza Vittorio”

Pare che non sia successo un granchè, che la polizia l’abbia costretto a spostarsi da lì senza usare la forza, almeno a quanto dice Amedeo.

Vuole offrirci un aperitivo ma gli dico che stiamo andando a lezione, che se ritardiamo per bere con lui il professore ci prende per ubriaconi e che ci vediamo più tardi, se lui sarà sveglio, perché siamo in giro tutta la notte…

“Lo sai che devi dire tu al professore? Digli così: tu dici che siamo ubriaconi ma....l’ambiente è questo....vedi un po’ tu! Io sto sveglio, tanto, mica dormo, qui non c è da fidarsi! Portami un caffè quando torni!”