lunedì 30 maggio 2011

ASCANIO CELESTINI CAMMINA IN FILA INDIANA

La Fondazione "Il Campo dell'Arte" è lieta di invitarti alla serata
"Acqua Bene Comune. Riflessioni con Ascanio Celestini, Riccardo Dalisi, Costantino Faillace"
Ascanio Celestini presenta il suo ultimo libro "Io cammino in fila indiana"

mercoledì 8 giugno ore 19.00
presso Fondazione "Il Campo dell'arte"
via di Valle Marciana snc
00046 Grottaferrata (RM)

Per maggiori informazioni:
Tel. 0679350732 - mobile 3466861336
email: info@campodellarte.it
web: www.campodellarte.it


un lago di cemento e un molo notturno di veleggianti scogli

sabato 28 maggio 2011

Next stop

Prossimo appuntamento
MERCOLEDI' 1° GIUGNO
ORE 18
METROPOLIZ

Ci aspettiamo
creatività
partecipazione
propositività

per ricucire le fila del cammino
...verso il gran finale...

venerdì 27 maggio 2011

Ombre, luci, lune


Di giorno si presenta così: bianca e tagliente.

L'abbiamo esplorata di notte, quando si libera dalla sua immobilità e si riempie di fantasmi, ombre, luci, lune.
La nostra sola presenza ha contribuito al suo risveglio, al suo contatto con quello che non avrebbe mai previsto: camminatori lunari attratti da promesse lunari.
Abbiamo visto luce e siamo accorsi come falene.
Siamo già arrivati?
TONK
Un vetro!
Questa luna è inespugnabile.
Non può essere la nostra luna.
Ripartiamo.



Prima di andare, nel buio, profaniamo ancora lo spazio neutro racchiuso dal recinto. Il gioco improvvisato fuori dal tempo prestabilito dà un nuovo senso, anche se temporaneo, al luogo.
Scavalchiamo un'altra volta.
La chiesa rimane di nuovo sola, con la speranza che qualche altra carovana notturna le mostri ancora la verità. Sola ed esclusa dalla città che continuamente cambia le sue forme.









giovedì 26 maggio 2011

LA GENTE DELLA NOTTE -JOVANOTTI
http://www.youtube.com/watch?v=MXlWuCy6w5s


La notte è più bello, si vive meglio,
per chi fino alle 5 non conosce sbadiglio,
e la città riprende fiato e sempra che dorma,
e il buio la trasforma e gli cambia forma
e tutto è più tranquillo tutto è vicino
e non esiste traffico non c'è casino
almeno quello brutto, quello che stressa,

la gente della notte è sempre la stessa
ci si conosce tutti come in un paese,
sempre le stesse facce mese dopo mese
e il giorno cambia leggi e cambia governi
e passano le estati e passano gli inverni,
la gente della notte sopravvive sempre
nascosta nei locali confusa tra le ombre.

La gente della notte fa lavori strani,
certi nascono oggi e finiscono domani,
baristi, spacciatori, puttane e giornalai,
poliziotti, travestiti gente in cerca di guai,
padroni di locali, spogliarelliste,
camionisti, metronotte, ladri e giornalisti,
fornai e pasticceri, fotomodelle,
di notte le ragazze sembrano tutte belle,
e a volte becchi una, in discoteca,
la rivedi la mattina e ti sembra una strega,
la notte fa il suo gioco e serve anche a quello
a far sembrare tutto, tutto un po' più bello.

Parlare in una macchina davanti a un portone
ed alle quattro e mezzo fare colazione
con i cornetti caldi e il caffelatte
e quando sorge il sole dire buonanotte
e leggere il giornale prima di tutti,
sapere in anteprima tutti i fatti belli e brutti,
di notte le parole scorrono più lente

però è molto più facile parlare con la gente,
conoscere le storie, ognuna originale,
sapere che nel mondo nessuno è normale.
Ognuno avrà qualcosa che ti potrà insegnare,
gente molto diversa di ogni colore.

A me piace la notte e gli voglio bene
che vedo tante albe e pochissime mattine,
la notte mi ha adottato e mi ha dato un lavoro
che mi piace un sacco anzi io l'adoro
Mi chiamo JOVANOTTI e faccio il deejay,
non vado mai a dormire prima delle sei.

mercoledì 25 maggio 2011

Compagni di viaggio #1

Telefonata a casa? Che se po fa’? Non me convincete proprio pe’ gnente

Dai te diciamo sì no. Fai delle domande.

Allora: è un programma televisivo?

No

E’ ‘na cazzata tra amici?

Beh sì! Quasi….

Ma almeno è ‘na bella cazzarata che c’avrà una fine o è ‘na cazzarata che poi s’andrà a deteriorà?

Alla fine eh…Quand’è la data della fine?

15 giugno

siete tutti invitati…

Stamo a annà sulla luna

Stamo a annà sulla luna

State a ‘nnà sulla luna?! Guarda che ‘n ce so mai annati fino a adesso: ner sessantanove, ragazzi ve do no scup, nun c’è annato nessuno sulla luna. Nun ce credete. Perché era ‘mpossibbile.

E’ esattamente il punto di vista nostro: noi nun ce crediamo a questa storia però la tecnica ci offre la possibilità di andarci.

Come no! Adesso sì adesso sì

Adesso sì infatti adesso è arrivato il momento giusto

Io sto ancora..Spegni er motore che c’avemo poca benzina, accendi solo la batteria vai! Vai! OOK! ‘N euro e sessanta ar litro che te credi!

Intanto piate er giornale

Er giornale se legge ar contrario?

Come te pare, da tutte le parti

Ah. Vabbè, me lo leggo dopo con calma…Lo mettemo dentro perché adesso me sa che me ne leggo trequattro de giornali

E nsomma? Diteme…E nsomma stavamo a dì: adesso c’avemo la possibilità de annà sulla luna

Stamo a annà sulla luna

Ok

Bisogna capì. Prima, alla fine se ci pensi bene quando hanno fatto sta finzione che ci sono andati non c’erano interessi: tutti stavano bene, l’economia galoppava

Vabbè. America co Russia stavano ‘n competizione

America co Russia sì è vero

I soliti stronzi

Mo la competizione non c’è però…però adesso invece è una necessità invece andare sulla luna perché qua

Qua è finito tutto ragazzi

Finito tutto!

Cioè ragazzi qua è finito eh! ‘namosene il più presto possibile, però…Fateme venì co voi!

EH AAAH OOOOOOOOOH CLAP CLAP CLAP

Er fondotinta ce l’avete? Pe’ sbianca’. ‘Nsomma? Sulla luna. Via Morfetta ve porta sulla Togliatti, poi sulla luna…piano piano…Dalla Togliatti, devi pià er raccordo c’arivi prima

Nun ho capito qual è la situazione. Je stai a dì la verità dimmela pure a me!

Allora, il gate di partenza sta a via Prenestina novecento?

TREDICI

Novecentotredici

Ce staa…

Costruiamo il razzo lì

Do sta aspetta dimme l’altezza

Eh novecentrotredici hai presente dove sta decatlon?

Mbè?

Eh lì vicino uno se l’è piato decatlon e l’altro se l’è piato la NASA

Ah lì vicino…allora state freschi ancora avoja a camminà. Da qua dovete partì?

No, da Piazza Vittorio, siamo partiti da Piazza Vittorio. Noi ogni due venerdì, da mezzanotte all’alba, camminiamo

…No….Ma davero…? Oddio pure voi state fuori come me? Davero siete un gruppo de bruciati che camminate pure voi?

Te cammini?

Porco Giuda se cammino! Io cammino sempre, ‘a notte, cè camminamo sempre

E ‘nsomma camminate e ve divertite a fa ste cose così pe’ poi fa’ un rilegaggio e….?

Dobbiamo costruire questo razzo per la luna

È er razzo?

No quella è una luna simbolica

Quella è una zattera, galleggia quella

Er razzo lo costruiremo al metropoliz

Quello che vendeva i gins?

La fiorucci!

Questa ex-fabbrica…de prociutti

Ah, ok, a posto. E quindi là fate er razzo. Che poi farete tipo er fuoco d’artificio...?

Faremo il razzone…e poi vediamo

A me me preoccupate….no non me preoccupate è una de tra tante cose che viaggio io…e direi che è strana che ce viaggiate pure voi…e quindi chi che mannamo sulla luna? Er razzo, basta.

NO NOI TUTTI NO CI ANDIAMO NOI

Ho capito ho capito ho capito in senso metaforico ok. Io voglio venì sulla luna co voi quindi io ogni venerdì mattina….

NO!

EH SI!

NO, SERA!

UNO SU DUE LA SERA!

‘A NOTTE!

‘A notte! No perché io dico mattina perché….così perché intendo dopo mezzanotte…no mattina…melaverde dico sempre così

E te perché cammini la notte? Do vai?

Io cammino la notte perchè, cè, so arivato a un punto de quasi scoionamento diciamo. Te dico la verità non tutto è scoionamento..de tutto ciè de tutto proprio, tanto prima o poi se dovrà cambià. E quindi gnente, nel frattempo cammino. Viaggio.

Dove vai?

No adesso sto qua, ndo vado! No se guido la macchina…Carcola che sta a guidà la macchina lui senza patente, perché gliel’hanno levata. Se la guido io me la levano pure a me allora dimo: “Nun famo piove sul bagnato tanto a te già te l’hanno levata: che cazzo te levano?”. Capito che te voio dì? E quindi portamo la macchina ma nun s’allontanamo più de tanto, stamo qua ‘ntorno qua dentro. Se qualche carabiniere ce fa compagnia….se famo du chiacchiere…E quindi sulla luna..ex Fiorucci…e quando si partirebbe? Il quindici giugno.

Il quindici giugno arriva lì questo gruppo di giovani a costruire il razzo e si parte ad ottobre

A ottobre?! E st’estate?

St’estate si lavora al razzo.

Comunque che spettacolo ciè io te dico la verità m’hai preso in un momento di viaggio particolare e io nun ce sto a capì un cazzo, però me me piace sta cosa. Pensa che cazzo è successo adesso! Nun l’avrei mai pensato che io al Quarticciolo incontravo…Sto razzo pe la luna, se va sulla luna

Ma stai a venì o no?

Io vengo ciè io mo mi accollo TACCHETE ciè mo venerdì mattina m’aggrego proprio a voi, spettacolare!

CAMMINARE NELLA FRANA - WORKSHOP DI ADDESTRAMENTO URBANO

camminare nella frana - addestramento urbanoworkshop per danzatori, attori, performer condotto da Leonardo Delogu
forte marghera 3 - 4 - 5 giugno 2011
a cura di KRISIS ASSOCIAZIONE CULTURALE // www.gruppokrisis.it

Dedicarci uno spazio di studio e ricerca comune
intorno al tema del caos e del disastro.
sondare le possibilità del corpo,
farsi antenna, impennare l'ascolto,
accogliere dentro di sè i segnali della fine,
le crepe, i crolli.

Sostare nel vuoto,
nella precipitazione del pensiero,
nella vertigine del niente.
Accoglierlo, farne un maestro, amarlo.
Silenzio. Tempo.

Poi dare spazio, concreto.
E far si che arrivino le forze ignote, le correnti telluriche
a generare segni, territori, relazioni.
Assumersi la responsabilità del gesto,
dare vita.

Il Workshop è pensato come un addestramento al lavoro del performer, utilizzando la città, i suoi segni, il paesaggio sonoro e visivo come panorama di cui nutrirsi e in cui dispiegare l'azione. La città come paradigma del nostro stare al mondo, il nostro risultato più evidente.
Riappriopriarci sottilmente dello spazio, farne il nostro campo di battaglia e il luogo del riposo.

per maggiori info:
E: camminarenellafrana@gmai.com
www.fortemarghera.org
M: +39 3208638472
FB: leonardodelogu

poesiola di gianni rodari

Nei mari della luna
tuffi non se ne fanno:
non c'è una goccia d'acqua,
pesci non ce ne stanno.
Che magnifico mare
per chi non sa nuotare!

(Gianni Rodari)

lunedì 23 maggio 2011

Il paradosso di Olbers

All'esame di maturità il mio professore di geografia astronomica, che si chiamava Massimo Buffone, mi pose la seguente domanda: perchè il cielo di notte è buio?
Cercherò di ricordare la risposta senza sbirciare wikipedia, rischiando gioiosamente di errare.

L'effetto Doppler spiega che la frequenza di una vibrazione, quando questa si allontana da un osservatore, si sposta verso il rosso: la lontananza dall'osservatore di un oggetto che produce un suono è inversamente proporzionale alla frequenza, come quando passa l'ambulanza e sentiamo la sirena sempre più acuta man mano che si avvicina e sempre più grave man mano che si allontana.
Si suppone che l'universo sia in continua espansione e quindi le stelle si distanziano sempre di più tra di loro dai tempi del big bang. Ma come mai il cielo non è riempito dalla loro luce? Perchè ci sono quegli spazi tra una stella e l'altra in cui il cielo è buio? Si può immaginare una tale quantità di astri luminosi nel cielo da avere una notte luminosissima, forse più del giorno.
Il fatto è che più le stelle si allontanano e più si allontanano velocemente, e superata la velocità della luce chiaramente l'energia luminosa non fa in tempo ad arrivare da noi. Se lo spostamento verso il rosso supera la velocità della luce non possiamo vedere le stelle, perchè la loro frequenza si è abbassata troppo.
Inoltre poichè la luce impiega un certo tempo ad arrivare da noi, e la sua velocità è sempre la stessa, più guardiamo lontano nello spazio più osserviamo una luce del passato, e in extremis osserviamo astri così lontani che la loro luce non ci è ancora arrivata, quindi in realtà non li possiamo vedere!
Quello che non possiamo vedere diventa quindi il cielo buio della notte!


Ho vinto il posto VIP sul razzo?



mercoledi 25 maggio prima lezione sulla luna

metropoliz ore 18.00
Francesco Sylos Labini (astrofisico CNR)
conferenza: "la distanza dalla luna"
a seguire cena peruviana

via prenestina 913

domenica 22 maggio 2011

PAROLE IN GIOCO II

oggetti : carrello, cornetti, vassoio di carta, sedia. + l'art, tinte, assenza, lasciare il segno.

carrello
car-re-llo. ello. e'llo. è l'ora-re. orare.
è l'ora d'orare. è l'ora d'ora.
d'oro è l'ora d'ora.
ora è l'ora d'orare.
car-re. cor-re. corre. core.
d'oro, è l'ora d'ora, ed ora, è l'ora d'orar de core.

cornetti
cor-netti. cor-n-et-ti.
cor-en-et-ti.
core-en-te. cuore in te.
corre in te. corrente.
corre in te la corrente del core.
c'ore interno a te, la corrente del core.
c'or intern' a te, la corrent' el cor.
corre in te la corrente.
la corrente correinte.

vassoio di carta
va-s-so-io di c-art-a.
va-s-soi-o. o-si-va-o-so-iodi-c-art-a.
o si va o si odia. odi-a. odi andar.
odi and'art.
o si va o si ode andar.
osi andar ove si ode.
osi and'art ove si ode l'art.

l'art
l'art. l'arte. ar-te.
art-in-te. l'art in te.
in te l'art. intela l'art in te.
intela in-te-la. in te, è là.
è là l'art'in te. è l'artinté.

tinte
t-in-te. in-ten-ti.
t'intenti. t'inventi.
è l'art'intenti. è l'arte ch'inventi.
in te l'intenti dell'arte ch'inventi.
inteli in te l'intenti dell'arte ch'inventi.

in te l'intento d'esser libero come il vento.

sedia
se-dia. se-diamo. se-di-am'ore.
e dias. se dias. se sai-d.
se sai d'am'ore. se sai d'un dias d'am'ore.
se said d'un dias d'am'ore.
if said d'un dias d'am'ore, d'un dias d'am'ore sei stato fautore.

assenza
a-s-senza.
a-bc-de-senza. d'essenza.
senza essenza, essendo senso essenza, assensa è l'assenza del senso.
senza senso avanzo dell'essenza dell'assenza di senso; avendo essenza, l'assenza di senso, ha senso.

nell'essenza dell'assenza di senso, è senz'altro essenziale esser sensibili.

lasciare il segno
la-s-ci-are il se-gno. il se-gno-se-o-logico.
là-c'è-are, f-are, pens-are, and-are, guard-are, oper-are, cre-are.
là c'è l'are del sé. del sé gnoseologico. del sé che conosce.
là c'è l'are del sé gno-se o logico.


ps: essendo stato assente alle ultime 2 notti non so che altri oggetti avete raccattato durante le camminate..chi di voi se li ricorda se li posta qui, anche come commento, mi permette di continuare questo assurdo pidgin baggage! gra-zie

venerdì 20 maggio 2011

ARABIA

Racconti del deserto
Khairat Al-Saleh

Il sole, la luna e le stelle erano il calendario degli Arabi nomadi, che sugli astri e sulle fasi lunari regolavano tutta la loro vita. Credevano che la pioggia, il vento, il caldo e il freddo fossero governati dai movimenti di alcune stelle, che pertanto osservavano con grande accuratezza; e in questo le superstizioni diventavano scienza.
Al-Zuhra, la stella del mattino e della sera (il nostro pianeta Venere), era immaginata come una donna bellissima, dea delle donne e del matrimonio e, pertanto, della fertilità. Spesso era unita alle sorelle, Al-Uzza e Al-Lat; i suoi animali sacri erano la colomba e la gazzella. Simboleggiava la bellezza, la felicità, il canto, la danza, e presiedava a tutto ciò che concerneva l'amore.
(...)

POESIE GIAPPONESI


KOKINWAKASHU#1
Ecco, canta il cuculo,
nella quinta luna,
stagione dell'Iris,
e smarrito sono
in un labirinto d'amore.

Hototogisu
naku ya satsuki no
ayamegusa
ayame mo shiranu
koi mo suru kana

KOKINWAKASHU#2
Ah, cuculo,
era sogno o realtà
quella voce che sentii nella penombra
quando mi levai e lasciai l'adorata
nell'alba rorida di rugiada?

Hototogisu
yume ka utsutsu ka
asatsuyu no
okite wakareshi
akatsuki no koe

KOKINWAKASHU#3
Se io aspettassi l'alba
schiudersi quel prezioso scrigno,
la gente sussurrerebbe il tuo nome,
e così me ne vado nella notte fonda,
ma sono in ansia per gli occhi indiscreti

Tamakushige
akeba kimì ga nahi
tachinubemi
yo fukaku kos o
hito mikemu ka mo


KOKINWAKASHU#4
Da una parte o dall'altra,
non c'è come orientarsi
in questa montagna
ove, vago e indistinto,
canta l'uccel invocatore

Ochikochi no
tazuki mo shiranu
yamanaka mo
yobukodori kana

ERRARE #4

VENERDì 20 MAGGIO
PARTENZA ORE 12 PIAZZALE ESTERNO AL CASILINO 900.
APPUNTAMENTO BIRRA DALLE 11 IN POI A PIAZZA SAN FELICE DA CANTALICE.

martedì 17 maggio 2011

domenica 15 maggio 2011

Un inno al meticcio

"Il tuo Cristo è ebreo,
la tua democrazia greca,
la tua scrittura latina,
i tuoi numeri arabi,
la tua auto giapponese,
il tuo caffè brasiliano,
il tuo orologio svizzero,
il tuo walkman coreano,
la tua pizza italiana,
la tua camicia hawaiana,
le tue vacanze turche,
tunisine o marocchine.
Cittadino del mondo,
non rimproverare al tuo vicino
di essere straniero."

(Da un famoso manifesto del 1994 sul muro di Berlino)

domenica 8 maggio 2011

Cronache di una cieca




Bendata davanti ai miei occhi una sola immagine. Nero. Nero. Nero. Senza alcuna sfumatura. Camminare...Mentre cammino la mia mente inizia a vedere colori, ad immaginare mondi a scoprire luoghi. 1 tappa mentale/lunare: una piazza. Sconfinata, con due panchine una di fronte all'altra. Voci, voci sempre più lontane da me, "non capisco, dove sono tutti? quanto è grande questa piazza?"
Festa. un'assurda festa lunare. Varcando la porta entro in un posto dai colori caldi, con la musica che viene dall'altro, pieno di libri e a detta di tutti anche di persone, ma a parte il festeggiato e due ragazze disponibili al tatto, io non ho percepito tante altre persone.
Poi si cammina, su, giù, scavalca un muretto, aggira una siepe, passa sotto un portico, scalino, scalino, scalino, corrimano di ferro, duro, freddo. Qualcuno legge un testo, io immagino colori, quando non sei concentrato sul lettore, vedi altro, vedi colori, senti la gente che ascolta "ma che dice questo?""chi sarebbe lui?""ma come se legge questo?"
Poi scale, pianerottolo, girati di 90 gradi poi ancora scale, pianerottolo, girati di 90 gradi e ancora scale, pianerottolo...asfalto.
Odore di forno, cerco cornetti, ma l'olfatto mi tradisce e perdo la traccia, non sono ancora un cane da tartufo.
Non capisco, che succede? qualcuno mi sballottola, perdo il senso dell'orientamento, mi trovo a terra, poi sul tettino di una macchina, poi su una bici, poi in una corsa al centro della strada, si sento le macchine accanto a me..
Stanotte si parla poco, si è giù di tono?si è stanchi, non capisco, i visi non mi aiutano non posso capire.
Scavalco un muretto, mi siedo su marmo freddo, davanti a me un tavolo di plasticona o bianco o verde, odori..odori di cibo, ma è un banchetto!!! no più che altro è un simposio, si legge, si beve e poi si banchetta. Mi sembra di essere seduta in alto coperta da qualcosa, ma qui dicono che sopra di noi solo il cielo stellato. Siamo tra due palazzi? Si aggiungono due ospiti, (allora non siamo soli!) anzi no tre il terzo è molto silenzioso, ma poi si fa sentire, pare che stia disegnando la pianta di casa sua. "ma che fate?""assurdo che avete trovato sto posto""questi so i palazzoni!""ma lei è cieca!""ma ce sta uno normale qui dentro!""assurda sta cosa" ci salutano mestamente.
Poi fa freddo, umido nelle ossa, erba sotto i piedi.

La notte è breve, cammino, cambia il pavimento, mattonato sotto i miei piedi, poi di nuovo asfalto.
Cammino su un marciapiede sali sul marciapiede, scendi dal marciapiede, sali sul maciapiede, scendi dal maciapiede, sali sul marciapiede, scendi dal marciapiede, sali sul marciapiede, scendi dal marciapiede, sali sul marciapiede, scendi dal marciapiede, sali sul marciapiede, scendi dal marciapiede, sali, scendi, sali, scendi...
Arriviamo in una strada trafficata, passano autobus, l'arrivo del sole è vicino. Traffico, macchine, confusione, pare che inseguiamo un corridore..
Siamo di nuovo su un terreno, erba bagnata, odore di erba bagnata, cani, cani che abbaiano. Cammino su terra che sale, una collina, sono stanca.


POI L U C E


Non so dove sono, ma sembra carico di significato questo posto.
MA è LA LUNA?



PLAYING WITH CITY

Il gioco è un’attività naturale delle donne e degli uomini, preziosissima e insostituibile a qualsiasi età: è, secondo le parole di un poeta e filosofo, ciò che “rende l’uomo veramente umano” (Schiller). Il gioco migliora la qualità della vita dell’individuo e quindi rende la città più bella.

Il limite tra lo spazio abitato e disabitato è il limite fra il domestico ed il selvaggio, fra l'ospitale e l'ostile, fra il reale e l'irreale, fra il cosmo ed il caos. È quindi un luogo estremamente carico di significati e di potenze al punto che alcune culture indigene, come ad esempio gli aborigeni australiani, considerano il perdersi nello spazio selvaggio un atto importantissimo. Perdersi nel mondo selvaggio, oltre i confini dell'abitare non è frutto di errore o distrazione e né la negazione dell'abitare. È il confronto con l'altro rispetto al domestico, che però è essenziale alla sua esistenza.

È il processo in cui conoscere ed abitare un luogo diventano inscindibili, in cui si costituisce la propria identità, una identità possibile solo se si riesce a mettersi in relazione, a dialogare con l'altro, con le potenze del luogo in cui si abita.

In questo senso uno spazio si trasforma in luogo in virtù del fatto che l’uomo attraverso il corpo si rapporta con lo spazio, intraprende un percorso di conoscenza instaurando una serie di relazioni fisiche, esattamente come fanno i bambini sin dal momento in cui riescono ad afferrare gli oggetti: essi attraverso i sensi – ovvero osservando, catalogando, ascoltando ma soprattutto toccando – conoscono il mondo che li circonda di cui ne diventano soggetti partecipi grazie proprio all’esperienza dell’avventura che li ha messi in relazione con lo spazio; essi arrivano alla consapevolezza di essere abitanti proprio a partire dalla scoperta sensoriale e successivamente dalla conoscenza dello spazio.

È attraverso i sensi, la loro perpetua attivazione e il loro continuo alternarsi nel controllo dello spazio che si instaura quella rete di relazioni che lo portano a divenire luogo e in quanto tale a poter essere abitato: l’abitare, come lo spazio e il tempo, è un fenomeno che ci appartiene, è una realtà del nostro corpo; l’abitare è prima di tutto veduto e toccato, percepito dal corpo, nell'abitare si fissa l’identità dell’uomo.

Tuttavia, oltre lo spazio abitato e quello completamente selvaggio si colloca lo spazio pubblico, definito tale dagli usi che se ne fanno, costruito intorno all'esplorazione delle pratiche che se ne fanno piuttosto che secondo regole determinate e predefinite; lo spazio in questo senso diviene creativo, flessibile e adattabile ad ospitare una partitella improvvisata piuttosto che una passeggiata o una pedalata in bicicletta...

Lo spazio pubblico si rivela “amplificatore del possibile” e, condiviso con sapienza, permette la compresenza di diversi usi e differenti pratiche nell'arco della giornata, della settimana, dell'anno; la pratica del gioco svolge in questo processo un ruolo di fondamentale importanza nell'interpretazione dello spazio pubblico: «il gioco è un’attività umana che nasce in una sfera primitiva e si pone su un livello più elevato prima della sfera culturale perché prevede l’istinto e non la razionalità. I bambini sono capaci di trasformare con la loro immaginazione gli oggetti che usiamo convenzionalmente in altre cose: una sedia diventa una nave, uno scatolone una macchina, una mucchio di sabbia una montagna da scalare» (E. Caporrella).

La strada, il marciapiede, il giardinetto incolto sotto casa diventano così luoghi di possibili scenografie costruite dalla fantasia dei bambini, teatro di apprendimento: attraverso l’esperienza si conoscono le cose, la possibilità di toccare e manipolare lo spazio conferisce all’uomo, o meglio ancora al bambino che sarà uomo, sicurezza e fiducia, che sono elementi basilari su cui costruire una relazione, che sia essa uomo-uomo o uomo-spazio. Se si priva il bambino della possibilità di fare esperienze di questo tipo egli diventerà adulto portandosi dietro un bagaglio di paure, incertezze e diffidenze verso ciò che lo circonda; ecco allora comparire, risolti in chiave moderna, fossati e trincee, edifici bunker e mura invalicabili atte a sottolineare un confine tra ordine e natura selvaggia”, che mirano a separare, a tenere lontano, a ripararci da un pericolo incombente che minaccia costantemente il nostro corpo. Dividere, escludere, separare l’uno dall’altro. Negli spazi urbani che quotidianamente percorriamo sembra che il limite, il confine dello spazio abbia assunto queste prerogative, impoverendosi di un simbolismo di cui era ricco in tempi – ma anche luoghi – non così lontani.

Tuttavia, nonostante la carenza di spazi utilizzabili per attività ricreative, si osserva nello spazio urbano di Roma, una straordinaria vitalità dovuta a forme di appropriazione ludica dello spazio da parte di soggetti di diverse generazioni e di diverse provenienze: complice anche le culture che molti migranti si portano dietro è possibile vedere che “il fuori” può ancora essere uno spazio che i bambini attraversano e trasformano secondo il loro bisogno primario: giocare.


palafitte d'autore

Siamo arrivati sulla luna, con cibo e rifornimenti.ossia, 3 birre calde, 1 kilo di arance 3 banane un po’tumefatte, una confezione di biscotti, un pennello, una bottiglia d’acqua, colla da parati, chiodi, martello, mollette per i panni, forbici. pronti all’esplorazione della crosta lunare da rinominare con vie varie.considerando il primo viaggio ed il secondo, possiamo aspettarci di tutto.meglio partire attrezzati.poi considerando quegli strani esploratori che prima di noi sono arrivati sulla luna e chi dicono di aver trovato, mi domando, noi cosa troveremo?camminare e(e ululare)è l’unico modo per scoprirlo...

Cammino d’asfalto, verdure altezza uomo, grandi spicchi di pietra sospesi, raggi, raggiera? Sole? Centro del sole? Andiamo verso il centro del sole? Cambio direzione NELLE morbide curve....e inciampiamo nell’unico metro di rete messo a chiudere un varco di frasche, tonf!è morbido! il verde ci mette allegria, perchè anche di notte ne cogliamo una sfumatura e il suo beneficio sull’umore.mi accuccio un attimo sotto quest’abete che crea un riparo, confortevole, basso ma confortevole sensazione di protezione, se non avessi dove andare,ci verrei a dormire, ma non posso dormire ora perchè mi perderei gli altri.

Eccoli gli altri a passeggiare e ridere sotto i sogni altrui.... non abbiamo ancora incontrato nessuno.forse perchè dormono...qui si dorme, la notte.

Dormono sopra di noi....quindi dormono e vivono in palafitte? anche loro...anche? perchè chi altro?gli uccelli? dal Neolitico in fondo...anche qui vicino però vivevano in palafitte.... sarà una caratteristica della zona! Vivono in palafitte d’autore.



video

per curiosare in altre lune
SIMILITUDINI e OSSIMORI










similitudine
*pidgin* finestre














ROMA- Casilino 900 (2008)














BERLINO- Kopi (2008)







ossimoro
decostruzione- ricostruzione












ROMA- Casilino 900 (2008)
decostruzione coatta di una roulotte











BERLINO- Kopi (2008) ricostruzione volontaria di un van per scopi abitativi

venerdì 6 maggio 2011

Roma Meticcia

Lasciare il segno



Sostituire i poster pubblicitari



modificare i cartelli stradali


san pietrini....



........ anche solo documentando....






La Flanerie

Perdersi nella citta': camminare per camminare





Le metropoli moderne sono delle reti dove perdersi non solo è facile, ma anche affascinante. Dimentichi per un attimo del nostro percorso pedonale quotidiano, immaginiamo una giornata in cui, invece di proseguire verso l'abituale luogo di lavoro, scendiamo ad una fermata a caso, e iniziamo a vagabondare per la città. Iniziamo a perderci. Camminare non per arrivare a destinazione, ma per il gusto di farlo, per il gusto di scoprire angoli mai visti.
La letteratura, di questi "vagabondi urbani", ne ha fatto una figura tipica: il flaneur.

Il flaneur compare per la prima volta a metà del secolo XIX a Parigi. E' il passante, una sorta di incrocio tra il bohème e il vagabondo, che cammina senza meta per le strade della città, fermandosi ogni tanto a guardare. Nel suo ruolo di osservatore il flaneur stabilisce una relazione particolare con la città, abitandola come se fosse la propria casa. Il suo percorso non coincide con il resto della moltitudine; quello che per il passante è un cammino predeterminato - il percorso del mercato, direbbe Walter Benjamin - per lui è un labirinto che cambia forma ad ogni passo: si lascia guidare dal colore di una facciata, l'inquietante uniformità di alcune finestre, lo sguardo di una mulatta. Baudelaire vede nel flaneur l'archetipo dell'artista moderno (che doveva avere "qualcosa del flaneur, qualcosa del dandy e qualcosa del bambino"), l'unico capace di rappresentare la liquidità della vita moderna.

Nel novecento l'arte del passeggio praticata dal flaneur è sostituita dalla pratica surrealista della deambulazione, che consisteva nel passare da un contesto urbano all'altro, vagando per la città in cerca di associazioni mentali stimolate dal montaggio psichico dei frammenti urbani assaggiati. Al Surrealismo fa eco negli anni '50 il Situazionismo, che con Guy Debord riprende la pratica del vagabondaggio urbano chiamandolo deriva psicogeografica. La Psicogeografia è un gioco e allo stesso tempo un metodo efficace per determinare le forme più adatte di decostruzione di una particolare zona metropolitana. Così la definisce Debord: "Per fare una deriva, andate in giro a piedi senza meta od orario. Scegliete man mano il percorso non in base a ciò che SAPETE, ma in base a ciò che VEDETE intorno. Dovete essere STRANIATI e guardare ogni cosa come se fosse la prima volta. Un modo per agevolarlo è camminare con passo cadenzato e sguardo leggermente inclinato verso l'alto, in modo da portare al centro del campo visivo l'ARCHITETTURA e lasciare il piano stradale al margine inferiore della vista. Dovete percepire lo spazio come un insieme unitario e lasciarvi attrarre dai particolari." Se vogliamo continuare a giocare, a rintracciare le varie reincarnazioni moderne del mito del flaneur nella nostra societa', possiamo chiudere il cerchio con i writer metropolitani, quei fantasmi che attraversano di notte le nostre metropoli lasciando una traccia grafica del proprio passaggio. Il senso ultimo di tutte queste forme di nomadismo urbano in fondo è quello di attribuire a luoghi asettici della metropoli altri significati, cercare di collegare gli spazi della geografia urbana a qualche significato che non sia soltanto funzionale, ma anche sociale.
La metropoli perde così il suo carattere statico: diviene un fluido reticolo di traiettorie che legano tra loro non solo i luoghi, ma anche i significati privati, sentimentali, culturali, di cui questi luoghi sono investiti.

fonte Cittadini- rai.it

Antonio Rezza: Troppolitani

La struttura della trasmissione è molto semplice: Rezza, con un piccolo microfono legato al dito indice, si aggira per luoghi altamente frequentati (stazioni, ippodromi, cimiteri) e pone le sue domande assurde ai passanti. Il mondo surreale dell'artista incontra e contamina il mondo apparentemente normale delle gente comune: dalla collisione e dal dialogo nascono siparietti capaci di raggiungere vette incredibili di astrattismo e comicità. Il quotidiano, decontestualizzato e quindi spogliato dalle convenzioni, assume la sua forma più vera: puramente grottesca, infinitamente interessante e, spesso, dall’intensità inattesa.





idee per andare sulla luna

tonight tonight






forse quando sono arrivati sulla luna.... non si aspettavano che avesse degli abitanti...

ma hanno un razzo per tornare sulla terra però...?

sono fuggiti...e noi... che faremo?




oppure....con strumenti ....di ..????...

I fratelli Sole e Luna e la bella ragazza

Sole alzò la testa e si vide la spada proprio addosso, perchè Luna gli fece un taglio.E lui Sole, che aveva anche lui la sua spada, sfregiò Luna e si misero a combattere. Sole fu malamente ferito da luna.
La madre pianse moltissimo. Prese il miglio e le altre specie di provviste e le distrusse per Luna. E gettò il miglio e tutti gli altri viveri nel fuoco dicendo:" Tu, Luna, hai ferito Sole in questo modo. Che tu sia distrutto nello stesso modo!" E la madre prese il latte e assieme al marito lo versò in una calabaza e lo mescolò con il miglio e la birra. E fatto questo benedirono Sole, ma Luna no prese moglie, e lui che prima era più luminoso di Sole, da quel momento non lo fu più. Ancora adesso da allora Luna evita Sole; non accetteranno mai di avvicinarsi allo stesso fuoco, nè di mangiare assieme. Quando Sole va su Luna va giù; quando Sole esce dal villaggio Luna scappa in fretta. Non è una maledizione? Luna è diventato piccolo e Sole è diventato grosso.

Fiabe africane a cura di Paul Ra

giovedì 5 maggio 2011

LUNA BELLA


Luna bella
al tuo bianco chiaror
qualcuno mi pensa
e mi vuol bene ancor.
Luna bella
c'è chi prega per noi
e che vuol ritrovarmi
e lo vuol con tutto il cuor...
E anche se non ho idea
quando ti vedrò
io chiedo alle stelle
di proteggerti però...
E se una ninnananna
triste il vento canterà
mia cara perchè so
che anche lei l'ascolterà
Luna bella
se amor resisterà
ci ritroveremo
in un mondo
dove il sogno
è realtà...

Alla fine dell'Ottocento una famiglia di topolini russi, i Toposkovich, stanca dei soprusi dei gatti cosacchi, decide di trasferirsi a New York; durante il lungo viaggio li sorprende una tempesta: Fievel scivola in mare perdendo di vista la sua famiglia ma riesce comunque ad approdare a New York.
Lontano dalla sua famiglia intona alla Luna questa canzone, e la sorella Tanya, dall'altro capo della città fa lo stesso..